Cortes Apertas Oliena – Foto Gabriele Doppiu
Quando le strade si svuotano, i palchi vengono smontati e i paesi tornano alla loro intima fisiologia. È in quel silenzio che bisogna avere il coraggio di chiedersi cosa sia rimasto. Questa è l’interrogazione lucida e incalzante che ha animato il convegno all’Hotel Su Gologone di Oliena, un crocevia intellettuale e politico per tracciare il destino di Autunno in Barbagia. A trent’anni dalla prima edizione, il circuito ha smesso di compiacersi dei propri numeri per guardarsi allo specchio, ponendo una questione che riguarda l’intera Sardegna: quanto valore reale genera il turismo dell’interno?
L’inganno dei numeri e l’economia del visitatore
Per decenni ci siamo accontentati di misurare il successo pesando la folla. Se nel 2001 il problema era far sapere che i paesi esistevano, oggi mezzo milione di persone lo sanno, ha provocatoriamente ricordato Sandro Usai, moderatore e analista di questo cambio di paradigma. Il punto, oggi, è destrutturare la retorica del tutto esaurito. Le presenze stimate per Autunno in Barbagia superano il mezzo milione, eppure i pernottamenti certificati nei ventisei Comuni del circuito sfiorano appena le centosettantamila unità, concentrate per giunta su tre soli poli nevralgici.
Cosa accade negli altri centri? Chi arriva la domenica mattina e riparte al tramonto lascia un segno effimero. Occorre passare, come suggerito dal convegno, alla cosiddetta economia del visitatore. Non serve a nulla una parata di folla se questa non si traduce in spesa media, in giornate di lavoro strutturate, in ordini per i nostri artigiani nei mesi a venire. La Camera di Commercio di Nuoro, per voce del suo presidente Agostino Cicalò, ha preso un impegno solenne e ineludibile: misurare scientificamente questi flussi. La certificazione dei numeri va fatta, altrimenti stiamo tirando a indovinare, ha sancito. E in politica economica, tirare a indovinare è un lusso che la Sardegna non può più permettersi.
Dalla vetrina alla struttura, la sfida della mobilità
C’è poi un tema squisitamente politico, che trasforma una manifestazione culturale in un laboratorio di ingegneria sociale. Il sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu, ha gettato sul tavolo una proposta di rara concretezza: utilizzare i fine settimana di Autunno in Barbagia per sperimentare un sistema di trasporto pubblico di area vasta. Invece di intasare di lamiere le strette arterie dei centri storici, perché non creare una rete di mobilità sostenibile che unisca il capoluogo ai paesi?
Non si tratta solo di logistica turistica. È una prova generale di civiltà. Abituare i cittadini e i visitatori a muoversi senza l’automobile significa gettare le basi per un territorio finalmente abitabile, dove un giovane può vivere a Mamoiada o a Oliena e raggiungere Nuoro per studiare o lavorare. Luciano Barone, sindaco di Mamoiada, ha ribadito come la gestione dei flussi sia oggi una vera emergenza, con decine di ettari convertiti a parcheggio e centinaia di autobus da governare.
Un orizzonte comune per il 2027
La strada verso il futuro di Autunno in Barbagia non ammette più campanilismi. La sindaca di Dorgali, Angela Testone, pur forte di un’economia turistica già indipendente, ha tracciato la via: non esiste niente se non si collabora e se non si propone un prodotto insieme. Oliena, intanto, si prepara a vivere il suo trentennale abbracciando la Catalogna, con l’arrivo della delegazione di Oliana, fondendo la tradizione dei giganti e dei balli sardi con la cultura d’oltre mare. Ma l’eco della festa, questa volta, è accompagnata da una consapevolezza matura. Il turismo non è un fine, ma un mezzo. E la sfida non è più attrarre il mondo per due giorni, ma convincerlo a restare.

