E’ un sabato speciale a Meana Sardo! Giornata di teatro, infatti sabato 15 marzo alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo per la Stagione di Prosa 2024-2025 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni e con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Sardegna e dei Comuni aderenti al Circuito,con il contributo della Fondazione di Sardegna va di scena Andromaca.
Andromaca: dentro la tragedia
Un’antica tragedia incentrata sulla figura della giovane donna, sposa del valoroso Ettore, primogenito di Priamo e Ecuba e madre del piccolo Astianatte, crudelmente ucciso dai Greci dopo la caduta di Troia, divenuta schiava e concubina di Neottolemo, re dell’Epiro, figlio di Achille e Deidamia e marito di Ermione, nata dalle nozze tra Menelao e la bellissima Elena, per una riflessione sui disastri della guerra e sulla potenza distruttiva dell’odio a fronte della forza salvifica dell’amore. La principessa troiana, rea di aver dato un figlio al sovrano, suscita la gelosia di Ermione che accusa la “rivale” della propria sterilità e decide di approfittare dell’assenza del consorte, diretto a Delfi per celebrare sacrifici in onore di Apollo, per farla assassinare nell’illusione di riconquistare il suo posto nel cuore di Neottolemo. Nel tentativo di sottrarsi alla “vendetta” della regina, Andromaca, dopo aver affidato il piccolo Molosso alle cure di amici, cerca rifugio presso l’altare di Teti, la Nereide sposa di Peleo e madre dell’eroe Achille, guerriero invincibile e (quasi) invulnerabile, uccisore di Ettore in un epico duello, esacerbato dopo la morte di Patroclo: presso il tempio della dea si riuniscono altri personaggi del mito, a partire da Menelao, accorso in difesa di Ermione e Peleo, deciso a proteggere la vita del (pro)nipote Molosso e della di lui madre salvaguardando la prosecuzione dell’ultimo rampollo della stirpe.
Nell’opera di Euripide emergono le contrapposte e forse inconciliabili ragioni dei protagonisti: il dolore e l’umiliazione della regina “tradita” dal marito e la difficile situazione di Andromaca, straniera in terra straniera, “ospite” in casa del sanguinario figlio di colui che l’aveva resa vedova e madre di un figlio del “nemico”: originaria della Cilicia, figlia del re Eezione, andata sposa all’erede al trono troiano, doppiamente vittima della guerra, che l’ha privata di un marito amato e del suo bambino, scaraventato sulle rocce dall’alto delle mura della città distrutta, nel timore che cresciuto potesse emulare le gesta del padre e rivelarsi pericoloso avversario dei conquistatori greci, l’eroina incarna il coraggio, la gentilezza e la saggezza delle donne. Trasportata in Epiro come parte del bottino di guerra, la giovane così duramente colpita dalla sorte sembra placare l’animo inquieto del sovrano che trova conforto in lei, umile schiava seppure di stirpe regale, a fronte dell’alterigia e della freddezza della moglie Ermione: nel suo dialogo con Ermione, Andromaca sembra voler svelare alla regina i segreti per un matrimonio riuscito, quasi in una rinnovata confidenza femminile, proclamando la propria innocenza e la propria volontà di non nuocerle in alcun modo.
Nella moderna rilettura della tragedia euripidea, con la sensibilità conteporanea e la cifra ironica e corrosiva de I Sacchi di Sabbia e Massimiliano Civica, appaiono ben chiari i conflitti e i giochi di potere tra le mura della reggia: in una monarchia è fondamentale la capacità di generare un erede per continuazione della dinastia, quindi per Ermione la fecondità della rivale rappresenta una minaccia per la la sua posizione in seno alla famiglia allargata oltre che un ostacolo alla serenità domestica. La regina e la concubina, entrambe aspiranti al benessere del re, sono antagoniste in un triangolo “sentimentale” in cui tra gli affetti si fanno spazio l’orgoglio ferito e la dignità: con un ritmo vorticoso, quasi da pochade, la feroce rivalsa pianificata da Ermione contro Andromaca provoca una serie di reazioni a catena, finché intorno al tempio di Teti si riuniscono Menelao, suocero di Neottolemo e il vecchio Peleo, nonno del re, mentre sopraggiunge Oreste, già pretendente di Ermione… Una singolare e accesa “riunione di famiglia” dall’esito incerto, finché una notizia inattesa contribuirà a scompigliare di nuovo le carte e regalare, forse, un lieto fine.
Una sorta di saga dinastica, basata su una rivalità squisitamente “femminile”, riporta alla luce indirettamente i cupi antefatti legati alla guerra di Troia: «“Andromaca” è un testo decisamente anomalo nella produzione euripidea» – sottolineano gli artisti – non vi si staglia alcun protagonista, nessun dio compare, come pure nessun “eroe tragico”; il mondo, svuotato di presenze eccezionali, sembra ospitare solo uomini incapaci di decidere del proprio destino. Le speranze si alternano alle tragiche disillusioni, in una danza meccanica, così macabra e spietata da sembrare comica». Una mise en scène insieme filologica e anticlassica, che evidenzia le dinamiche familiari, tra rancori e gelosie, incomprensioni e amarezze, in un teatro della memoria in cui agiscono i personaggi del mito, spogliati della dimensione epica e riportati a una dimnsione più terrena, in una pièce che fa sorride e pensare, dove I Sacchi di Sabbia e Massimiliano Civica, cimentandosi con una tragedia antica esplorano «i confini tra comico e tragico».

