L’ultimo grido d’aiuto arriva da Confartigianato Imprese Sardegna ed è un atto d’accusa che non ammette repliche. Il settore dell’autotrasporto in Sardegna è stretto in una morsa asfissiante dove il costo del gasolio, cresciuto del 18,9 per cento nell’ultimo mese, ha già divorato ogni margine di sopravvivenza.
Non è solo una questione di numeri, ma di tenuta sociale. Quando Giacomo Meloni, presidente dell’associazione, parla di panico tra gli autotrasportatori, si riferisce a oltre 1.500 imprese artigiane e 4 mila lavoratori che sono il motore immobile di questa regione. Se si ferma il camion, si ferma la Sardegna. Eppure, la politica sembra rispondere con il contagocce a un’emergenza che ha i tratti di una vera e propria tempesta perfetta.
La speculazione oltre l’orizzonte: l’incognita del mare
Il problema dell’autotrasporto in Sardegna non finisce sull’asfalto delle nostre statali, ma prosegue nelle stive delle navi. L’aumento del 49 per cento del carburante marittimo e l’introduzione della cosiddetta ETS Surcharge — la tassa europea sulle emissioni — stanno creando un sovraccarico tariffario insostenibile. È un’ingiustizia distributiva: le merci arrivano da noi gravate dal doppio dei costi rispetto al resto d’Italia.
Siamo di fronte a una speculazione che Meloni definisce incontrollata e incontrollabile. Mentre i prezzi alla pompa sfondano il muro dei 2 euro, le imprese devono anticipare somme enormi per il rifornimento, salvo poi incassare i pagamenti dai committenti dopo sessanta o novanta giorni. Questo scollamento finanziario sta prosciugando la liquidità delle piccole realtà artigiane, trasformando il lavoro quotidiano in un esercizio di perdita costante.
La contabilità del declino e la necessità di risposte
I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato sono impietosi. Per un singolo mezzo pesante, il rincaro del carburante si traduce in un aggravio di circa 9 mila euro l’anno. In un settore dove l’utile netto fatica a superare il 3 per cento del fatturato, questa cifra non è un imprevisto: è il colpo di grazia. L’incidenza dei costi operativi sul fatturato è passata dal 50 per cento a oltre l’85 per cento. È un’equazione che non può chiudersi se non con la chiusura delle saracinesche.
Le richieste inviate al Ministero delle Infrastrutture sono chiare e prive di retorica:
- Utilizzo immediato del credito d’imposta derivante dal rimborso delle accise.
- Sospensione dei versamenti contributivi e fiscali per garantire un minimo di respiro finanziario.
- Interventi contro le violazioni dei costi della sicurezza da parte dei committenti.
Non si chiedono privilegi, ma la possibilità di operare in un mercato equo. L’autotrasporto in Sardegna non può essere lasciato solo a combattere contro i giganti della speculazione energetica. Se il Governo non interverrà con misure straordinarie e temporanee, simili a quelle adottate durante le fasi più acute della crisi ucraina, il rischio di una sospensione dei servizi diventerà una certezza. E a quel punto, a pagare il conto più salato, saremo tutti noi sardi.

