C’è un’aria nuova negli uffici dell’Assessorato alla Sanità a Cagliari. Non è la solita cortesia istituzionale, ma la sensazione che la Rete Oncologica in Sardegna stia finalmente affrontando i suoi fantasmi. L’incontro tra la Presidente Alessandra Todde e le associazioni oncologiche non è stato una passerella, ma un tavolo operativo dove le criticità sono diventate l’agenda di un cambiamento non più rimandabile.
Un metodo di lavoro basato sull’ascolto attivo
Per anni, la distanza tra chi programma le cure e chi le riceve è stata un abisso. Il PON 2023-2027 impone un cambio di passo, le associazioni diventano parte integrante della Rete Oncologica in Sardegna. Non più semplici portatrici di lamentele, ma sensori territoriali capaci di fornire dati preziosi su ciò che non funziona. Questo metodo di lavoro condiviso, che prevede verifiche periodiche con ASL e ARES, è la vera chiave di volta per monitorare i progressi reali.
Il Businco e la sfida dei tempi certi
Il cuore pulsante della Rete Oncologica in Sardegna resta l’ospedale Businco. La Presidente Todde è stata perentoria: i lavori di ammodernamento della struttura non devono in alcun modo rallentare le attività cliniche. Rispettare i tempi significa rispettare le persone. La presa in carico dei pazienti deve restare fluida, garantendo standard di eccellenza anche mentre i cantieri ridisegnano gli spazi della cura.
Stop ai viaggi della speranza: curarsi in terra sarda
Uno degli obiettivi più ambiziosi è la riduzione della migrazione sanitaria. Rafforzare la Rete Oncologica in Sardegna significa investire nelle competenze e nelle tecnologie locali, affinché nessun sardo debba cercare oltre mare quello che ha il diritto di ricevere sotto casa. La stabilità del confronto tra istituzioni e realtà associative è il primo passo verso un sistema sanitario che non sia solo una macchina burocratica, ma una comunità che cura.

