Esiste una Sardegna profonda, quella del Mandrolisai e delle zone interne, che vive di distanze e di collegamenti. Qui, il camion non è solo un mezzo di lavoro, ma il cordone ombelicale che unisce il cuore della Sardegna ai porti e ai mercati. Eppure, oggi quel cordone rischia di spezzarsi sotto il peso del costo del carburante che ha superato i 2 euro al litro, trasformando ogni viaggio in un’emorragia finanziaria per le nostre piccole imprese.

Giacomo Meloni, portavoce di Confartigianato, descrive una realtà che somiglia a un assedio. Con i costi operativi passati dal 50% all’85%, il margine di manovra è ridotto all’osso, anzi, è già sparito. Per un trasportatore che percorre 100 mila chilometri l’anno, ogni centesimo in più alla pompa si traduce in una condanna. Nel nostro territorio, dove la logistica è già messa a dura prova dall’orografia e dalle infrastrutture, l’aumento del carburante agisce come una tassa occulta sulla sopravvivenza stessa delle comunità interne.

La critica mossa da Confartigianato è severa e non ammette repliche: si sospetta una speculazione spietata da parte delle compagnie petrolifere. Com’è possibile che anche i carburanti vegetali, prodotti in Europa e slegati dalle crisi geopolitiche, seguano la stessa folle ascesa del greggio? È un paradosso che svela come il mercato del carburante sia diventato un terreno di caccia per pochi, a scapito dei molti che garantiscono la circolazione delle merci in Barbagia e nel Mandrolisai.

Le imprese del territorio stanno facendo l’impossibile: guida efficiente, telematica, manutenzione preventiva. Ma il sacrificio dei singoli non può colmare il vuoto lasciato da variabili macroeconomiche fuori controllo. Serve coraggio istituzionale per imporre il rispetto dei contratti e l’adeguamento dei costi. Se non vogliamo che il cuore della Sardegna resti isolato, dobbiamo impedire che il caro carburante spenga definitivamente i motori della nostra economia reale.

Da A.C.